Monococco, dicocco e spelta vengono spesso raccolti sotto una sola parola: farro. Per chi lavora il pane, però, questa semplificazione dura poco. Basta versare acqua sulla farina, iniziare a impastare e osservare come cambia la massa per capire che siamo davanti a materie prime differenti. Il farro monococco, dicocco e spelta non condividono soltanto una storia antica: hanno una diversa struttura genetica e possono comportarsi in modo diverso durante impasto, fermentazione e cottura.
Nel nostro panificio scegliamo e utilizziamo tutti e tre, come riportato nella pagina dedicata alla storia del Panificio Adriatico. Il motivo non è inseguire una parola di moda, ma ampliare il vocabolario della panificazione. Ogni farina porta con sé colore, profumo, capacità di assorbire acqua e comportamento della maglia proteica. Per questo il primo passo è chiamare ogni cereale con il proprio nome.
Monococco, dicocco e spelta appartengono ai frumenti, ma hanno una struttura genetica diversa
Il monococco, conosciuto anche come einkorn, è Triticum monococcum ed è un frumento diploide. Il dicocco, o emmer, appartiene a Triticum turgidum ssp. dicoccum ed è tetraploide. La spelta è invece Triticum aestivum ssp. spelta ed è esaploide.
Queste definizioni non servono a complicare il pane, ma a evitare un errore frequente: trattare tre specie come varianti intercambiabili della stessa farina. La letteratura scientifica sugli “ancient wheats” distingue chiaramente monococco, dicocco e spelta e mostra differenze nella composizione delle proteine del glutine e nelle proprietà tecnologiche.
La genetica non determina da sola il risultato nel forno. Contano cultivar, ambiente di coltivazione, grado di macinazione e processo. Tuttavia, sapere da quale specie si parte aiuta il panettiere a impostare il lavoro in modo più consapevole.
Il monococco richiede delicatezza perché la sua farina non reagisce come un moderno grano tenero
Il monococco è il più semplice dal punto di vista del numero di set cromosomici tra i tre farri considerati. Questa caratteristica non va tradotta in slogan nutrizionali: ciò che interessa al panettiere è soprattutto il comportamento della farina.
Gli studi comparativi sulle proteine del glutine mostrano che monococco, dicocco e spelta presentano rapporti tra gliadina e glutenina diversi rispetto al grano tenero moderno. Le glutenine contribuiscono alla struttura e alla capacità dell’impasto di trattenere i gas; quando questo equilibrio cambia, cambia anche il modo in cui la massa sopporta lavorazione e fermentazione.
Con il monococco è quindi prudente evitare automatismi. Idratazione e manipolazione vanno adattate alla farina concreta che si ha davanti. Un impasto che appare morbido non deve essere forzato soltanto per ottenere il volume tipico di un pane di grano tenero: il risultato può essere cercato nella fragranza, nel colore e nella struttura coerente con la materia prima.
Il dicocco costruisce impasti differenti e non va giudicato soltanto dal volume finale del pane
Il dicocco, o emmer, è un frumento tetraploide e ha una storia di domesticazione molto antica. Nella panificazione moderna interessa perché permette di esplorare una materia prima diversa dai frumenti più diffusi, ma presenta esigenze tecnologiche specifiche.
Studi sulla panificazione con pasta madre hanno rilevato, per alcune farine di dicocco analizzate, reti glutiniche meno forti e pani con volume specifico inferiore rispetto ai riferimenti di grano moderno. Questo dato non significa che il dicocco produca “pane peggiore”: significa che il volume non può essere l’unico criterio di qualità.
Profumo, consistenza della mollica, spessore della crosta e capacità del pane di accompagnare determinati piatti possono essere altrettanto importanti. Nel lavoro artigianale la ricetta deve rispettare il cereale, non costringerlo a imitare un’altra farina.
La spelta può offrire una struttura più adatta alla panificazione, ma resta diversa dal grano tenero comune
La spelta è geneticamente più vicina al grano tenero moderno rispetto a monococco e dicocco. In studi comparativi sulla pasta madre, alcune farine di spelta hanno prodotto strutture dell’impasto capaci di intrappolare gas in modo più simile al frumento moderno, con volumi e texture del pane più vicini ai campioni di controllo.
Anche in questo caso bisogna evitare generalizzazioni. “Spelta” identifica una specie, non una singola farina standardizzata. Cultivar, terreno, annata e molitura influenzano l’assorbimento d’acqua e la risposta meccanica. Due farine di spelta possono quindi richiedere correzioni differenti.
Per il panettiere, questa variabilità è parte del mestiere. L’impasto va osservato mentre cambia: resistenza, estensibilità, temperatura e fermentazione dicono più di un numero applicato in modo automatico.
Le differenze nel glutine riguardano la tecnologia dell’impasto, non rendono questi cereali adatti ai celiaci
Parlare di grani antichi richiede una precisazione essenziale. Monococco, dicocco e spelta sono frumenti e contengono proteine del glutine. Le differenze nella loro composizione proteica sono interessanti per la ricerca e per la tecnologia di panificazione, ma non autorizzano a presentarli come cereali senza glutine.
Gli studi mostrano variazioni nei contenuti e nei rapporti tra gliadine e glutenine; mostrano inoltre che la specie e la varietà possono influenzare le proprietà dell’impasto. Da qui non deriva automaticamente una maggiore digeribilità individuale né un’indicazione clinica.
Nel nostro modo di comunicare preferiamo separare ciò che possiamo osservare nel laboratorio da ciò che appartiene alla medicina. Possiamo descrivere una farina, il suo impasto e il pane che ne nasce; per celiachia, allergie o sensibilità personali il riferimento deve restare il professionista sanitario.
Nel nostro laboratorio i tre farri diventano strumenti per studiare farine, lieviti e processi
La pagina Chi siamo indica esplicitamente Monococco, Spelta e Dicocco tra le farine scelte dal Panificio Adriatico, insieme ad altre varietà come Russello, Timilia, segali e Khorasan.
Per noi lavorare questi cereali significa mettere alla prova conoscenze e abitudini. Una farina può richiedere meno energia meccanica, un’altra più attenzione all’idratazione; una fermentazione può sviluppare profumi diversi e una crosta può colorire in tempi differenti. Il lievito madre diventa un altro elemento da calibrare, non una formula da applicare uguale a ogni impasto.
È questa osservazione quotidiana che trasforma il banco del panificio in un luogo di ricerca artigianale: non per attribuire qualità miracolose ai grani antichi, ma per comprenderne le caratteristiche e costruire prodotti coerenti con esse. Se vuoi conoscere i pani disponibili, puoi consultare la sezione prodotti o contattarci prima della visita.
Per capire quale farro stai mangiando servono specie, farina e processo, non la sola parola “antico”
Quando si acquista o si assaggia un pane al farro, la parola “farro” da sola dice poco. Per capire davvero il prodotto bisognerebbe sapere se la farina deriva da monococco, dicocco o spelta, se è integrale o raffinata, come è stata macinata e quale percentuale entra nell’impasto. Anche il tipo di fermentazione e la presenza di altre farine modificano il risultato.
Questa precisione è utile anche per evitare confronti sbagliati. Un pane di spelta realizzato con pasta madre non può essere valutato come se fosse identico a un pane di monococco preparato con una miscela di farine. Cambiano materia prima e processo, quindi cambiano anche profumo, consistenza e struttura.
Nel nostro banco preferiamo spiegare il prodotto partendo da ciò che contiene e da come viene lavorato. La parola “antico” può raccontare una storia agricola; la qualità del pane, però, si costruisce nel rapporto tra farina, lievito, acqua, tempo e forno.
FAQ – Domande frequenti
Sono tre frumenti differenti. Il monococco (einkorn, Triticum monococcum) è diploide; il dicocco o emmer (Triticum turgidum ssp. dicoccum) è tetraploide; la spelta (Triticum aestivum ssp. spelta) è esaploide. Questa diversa struttura genetica si riflette anche nelle proprietà delle farine e degli impasti.
Non esiste una risposta unica. La resa dipende da varietà, macinazione, idratazione, fermentazione e ricetta. Studi comparativi mostrano che monococco, dicocco e spelta hanno comportamenti reologici differenti e, in generale, non vanno trattati come se fossero la stessa farina.
Sì. Monococco, dicocco e spelta sono frumenti e contengono proteine del glutine. Non sono adatti a una dieta senza glutine per persone con celiachia. Le differenze nella composizione proteica non equivalgono a sicurezza per i celiaci.
La pagina Chi siamo del Panificio Adriatico indica esplicitamente l’impiego di Monococco, Spelta e Dicocco tra le farine utilizzate nella produzione e nella ricerca sulle materie prime.
